Stop al Bullismo!©
di Enza Gidaro
Il bullismo è un fenomeno complesso e diffuso che colpisce bambini e ragazzi.
Di norma il bullo agisce deliberatamente e in modo continuativo comportamenti di prepotenza verso un altro soggetto, la vittima, che si trova in condizione di svantaggio, timidezza o debolezza.
Si tratta di un fenomeno che ha svariate manifestazioni.
Bullismo verbale: si caratterizza per messaggi di scherno, derisione, ingiurie, minacce, diffusione di commenti falsi e diffamatori sulla vittima.
Fisico: consiste in aggressioni, spintoni insieme a minacce.
Psicologico: caratterizzato da esclusione dal gruppo, comportamenti che mettono in ridicolo o che umiliano la vittima.
Di gruppo: le azioni del bullo avvengono anche attraverso il coinvolgimento di amici o compagni di classe. In questo caso i presenti possono svolgere il ruolo di sostegno al bullo, di osservatori esterni o di difensori della vittima.
Cyberbullismo: il fenomeno del bullismo viene agito attraverso l’uso della rete, del web, dei social network e i dispositivi elettronici.
Sia la vittima, sia il bullo necessitano di aiuto psicologico.
Il bullismo in tutte le sue forme crea nella vittima un disagio psicologico continuo e pervasivo con conseguenze molto importanti. Paure, fobie, sensazione di impotenza, alterazione dell’umore, paura di andare a scuola ed esporsi agli attacchi del bullo o del gruppo, rifiuto scolare, ansia, depressione, ritiro sociale, idee sul sé negative che alimentano che la vita non merita di essere vissuta o che non si è degni di stare al mondo e che possono esitare in gesti estremi.
Nel disegno allegato si può osservare il messaggio scritto da una ragazza della scuola secondaria di primo grado.
Gli insulti feriscono l’anima, sono indelebili, colpiscono il sé e l’autostima, aumentano il senso di fragilità personale e portano ad un atteggiamento di holplessness, di perdita di speranza, di sfiducia verso sé stessi, gli altri e il mondo.
Anche il bullo ha bisogno di essere aiutato, ascoltato, capito e compreso nei suoi bisogni emotivi, ma soprattutto è necessario modificare il senso di prepotenza e prevaricazione che compensa la sua autostima. Le azioni negative lo fanno sentire forte e le strategie di risoluzione dei problemi ripropongono modelli relazionali appresi disfunzionali e di tipo aggressivo.
I bambini devono imparare sin da piccoli modalità relazionali e di comunicazioni non violente e gli adulti che li circondano devono assolvere questo importante compito educativo.
Questo disegno di bambina di terza elementare evidenzia la disposizione d’animo a contatti e relazioni positive.
I bambini devono essere incoraggiati a buone soluzioni attraverso l’esempio comportamentale degli adulti.
In questo bambino di quarta elementare lo sviluppo dei comportamenti pro-sociali riflette l’azione educativa del suo ambiente.
Le abilità relazionali e di comunicazione necessitano di essere implementate in termini positivi. Le emozioni giocano un ruolo fondamentale: la rabbia, l’odio, la paura, la tristezza e la vergogna nascono da eventi traumatici della vita che necessitano di essere affrontati ed elaborati.
Aiutare vittime e bulli è fondamentale, ma soprattutto l’aiuto deve essere tempestivo.
Chiedere aiuto da parte dei ragazzi è importate per prevenire situazioni patologiche gravi e complesse e restituire ai giovani la gioia di vivere.
Quando i bambini raccontano: “mamma, papà: quello mi scherza, mi dice ciccione, orecchie di maiale… io gli ho detto di smettere ma non lo fa” oppure: “L’ho detto alla maestra, ma lei non ha fatto niente”, gli adulti non devono pensare: “…tanto sono cose da bambini…si devono arrangiare”.
I genitori devono favorire il dialogo, ascoltare, sostenere i propri figli, insegnare loro strategie di fronteggiamento, confrontarsi e collaborare con la scuola. Gli insegnanti hanno il compito di osservare, aiutare e comunicare con le famiglie. È fondamentale mantenere la comunicazione coi ragazzi.
Gli adulti hanno il dovere morale verso i ragazzi e verso la società nel fare tutto quanto è in loro potere per contrastare il fenomeno. Se gli adulti non intervengono nell’offrire aiuto o supporto i bambini e i ragazzi si sentono impotenti, non importanti e consolidano l’idea che gli altri non sono disponibili. In tal modo cercano di trovare da soli soluzioni che non sempre sono appropriate e talvolta hanno conseguenze molto gravi.
Ragazzi, bambini, genitori e insegnanti necessitano di supporto psicologico, pedagogico e di aiuto specialistico.
L’intervento psicoterapeutico può aiutare sia la vittima sia il bullo a guarire le ferite profonde, migliorare l’autostima e l’auto efficacia, la capacità relazionale, ma soprattutto restituire benessere e fiducia in se stessi e nella vita.




