Trattamento di un caso di Sindrome chimica multisistemica©
di Enza Gidaro
La Sindrome è una rara patologia cronica caratterizzata da una spiccata sensibilità dell’individuo a bassi livelli di tossine ambientali che normalmente non dovrebbe verificarsi. L’esposizione del soggetto a specifiche sostante chimiche presenti nell’ambiente e nell’atmosfera causa una reazione immunitaria e la comparsa di diversi sintomi.
Le sostanze a cui può reagire un individuo sono innumerevoli: alimenti, detergenti per il corpo e l’ambiente, sostanze chimiche, inquinanti, sostanze presenti negli oggetti di uso comune.
I sintomi possono manifestarsi anche con una minima esposizione alle sostanze e tutti gli apparati possono esserne colpiti.
I sintomi vanno dalla sensazione di bruciore agli occhi, respiro sibilante O mancanza di respiro, stanchezza/letargia, mal di testa/emicrania/vertigini, scarsa memoria e concentrazione, naso che cola, mal di gola, tosse, eruzioni cutanee e/o prurito cutaneo, sensazioni di calore e bruciore a livello cutaneo, sensibilità alla luce e al rumore, problemi del sonno, disturbi digestivi, dolori muscolari.
In letteratura vi sono tre opinioni sulla MCS, la prima sostiene che le persone con MCS sono malate o disturbate e il loro cervello sta facendo questo. Se si sentono male è colpa delle tossine presenti nell’ambiente e il medico o il naturopata devono insegnargli ad evitare qualsiasi stimolo dannoso. I soggetti affetti da questa sindrome devono condurre vite controllate e protette finché, possibilmente, non riescono a raggiungere una tolleranza biologica verso il loro ambiente. Se le persone sono disturbate la MCS è una manifestazione di malattia somatoforme, la depressione o il disturbo d’ansia spesso accompagnano la diagnosi di MCS.
Infine la MCS è come il dolore dell’arto fantasma cioè una risposta del cervello/corpo a uno stimolo avvenuto in passato al quale il cervello/corpo sta ancora reagendo.
Alcuni studiosi sostengono che l’esposizione intermittente a sostanze nocive, anche a livello subclinico, può creare ipersensibilizzazione in alcuni individui (R. Shapiro, 2009).
In questa sindrome il cervello/corpo tratta le sostanze benigne come nemiche. In risposta a una dose grande di tossina, o in risposta a un’esposizione più piccola e separata nel tempo, il sistema immunitario si attiva all’attacco e rimane in uno stato di allerta per molto tempo dopo che l’innesco iniziale è scomparso. Molte delle MCS si manifestano in persone estremamente sensibili che manifestano maggiore attivazione fisiologica e psicologica agli stimoli esterni e sono più suscettibili di altri a sviluppare disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e ansia. I loro corpi sembrano pronti, in qualsiasi momento, ad entrare in una modalità vagale ventrale non mielinizzata, pronta alla lotta o alla fuga (Aron, 1996)

Il percorso diagnostico è complesso, i test allergologici sono negativi perché i sintomi manifestati dal paziente derivano da una intossicazione e non da un’allergia.
Non esistono protocolli terapeutici di cura efficaci che consentano la remissione completa dei sintomi. Spesso i pazienti necessitano di molteplici approcci di cura a cominciare dal cambiare stile di vita e abitudini per ridurre il contatto con gli agenti nocivi, al ricorso a cure farmacologiche, al ricorso ad una dieta ricca di antiossidanti per eliminare i radicali liberi e un’alimentazione con cibi genuini e non lavorati dall’industria. La componente psicologica come già evidenziato gioca un ruolo importante.
La MCS costituisce un vero e proprio trauma psichico per il paziente che spesso è costretto ad assumere ansiolitici e antidepressivi. Un ruolo importante nell’aiutare questi pazienti può derivare dal trattamento psicoterapico attraverso la terapia EMDR.
Bibliografia
- E. Aron, The highly sensitive person. New York: Broadway Books, 1996.
- R. Shapiro, Treating Multiple Chemical Sensitivies with EMDR, in EMDR Solution II, 2009, Norton & Company, New York).
Caso clinico *
Di seguito esporrò sinteticamente un caso di MCS trattato con psicoterapia EMDR.
La paziente è un’operatrice sanitaria di 55 anni, coniugata.
La sintomatologia clinica è caratterizzata da manifestazioni cutanee pruriginose che aumentano alla sera, alterazione diffusa della sensibilità cutanea, malessere generalizzato, impossibilità di sentire odori, profumi e usare lacche per capelli, cosmetici per viso, creme e prodotti per la cura del corpo. Per l’igiene personale può essere utilizzata solo l’acqua. L’utilizzo di un prodotto nuovo per l’igiene genera una fastidiosa sensazione di calore al corpo. Presenta secchezza cutanea e alopecia da stress. Impossibilità di utilizzare alcuni capi di abbigliamento e calzature. Manifestazioni dolorose diffuse sono state indagate dal punto di vista reumatologico con esito negativo.
Al momento della consultazione, febbraio 2023, la paziente soffre di MCS da due anni e assume Cimbalta (duloxetina) e Latuda (lurasidone). Al test SCL-90 presenta un elevato punteggio per il disturbo del sonno e per la somatizzazione.
L’esordio della sintomatologia MCS avviene nel 2021 in concomitanza della seconda ondata di COVId-19. La paziente avverte un forte dolore alla gamba, persistente, indagato con risonanza magnetica che evidenzia un osteoma inseguito al quale contatterà lo specialista oncologo. Tale evento genera forte preoccupazione per la salute e costituisce già di per sé un evento traumatizzante.
Dalla storia anamnestica si evincono importanti traumi in ambito familiare. Antecedente l’esordio della sintomatologia il figlio viene coinvolto in un grave incidente stradale cui sono seguite lunghe cure chirurgiche e riabilitative. Nello stesso anno un lutto importante intrafamiliare destabilizza la famiglia e la paziente. Segue l’arrivo della pandemia e la paziente, per esigenze interne alla struttura sanitaria dove lavora, viene trasferita in altro reparto dove viene sottoposta a turni di lavoro molto stressanti. Solo dopo il termine dell’emergenza sanitaria potrà riprendere l’attività lavorativa nel suo reparto originario.
La storia passata mette in luce eventi traumatici quali la morte del padre e successivamente la scoperta di un disturbo di dipendenza del marito cui sono seguiti numerosi trattamenti riabilitativi.
*Il caso clinico è esposto con il consenso della paziente modificando alcuni dati.
Il trattamento con la terapia EMDR**
La paziente è stata trattata con la terapia EMDR per la risoluzione dei traumi in particolare quelli antecedenti l’esordio sintomatologico.
Il trattamento è stato impostato seguendo le seguenti fasi:
-Installazione del posto sicuro e delle risorse per dare alla paziente stabilità, forza e fiducia in stessa.
-Con EMDR sono stati trattati sia gli eventi traumatici inerenti l’esordio sintomatologico quali la diagnosi di osteoma e la diagnosi di MCS sia quelli antecedenti l’esordio della Sindrome stessa: l’evento pandemico, il trasferimento di reparto, i turni stressanti di lavoro.
Successivamente sono stati trattati gli eventi del passato (lutti, incidente) e infine le situazioni trigger del presente (indossare alcuni tipi di camice, affrontare alcune situazioni specifiche legate all’ambiente ospedaliero) e le situazioni future fonte di preoccupazione.
L’elevata tendenza alla somatizzazione impediva alla paziente di accedere al suo mondo interno e agli stati emotivi, il progredire della terapia EMDR ha favorito una maggiore capacità di sentire il corpo e di esperire con maggiore consapevolezza i propri stati emotivi.
A mano a mano che i traumi venivano elaborati la paziente ha progressivamente riacquistato benessere, ha iniziato a utilizzare progressivamente prodotti cosmetici e per l’igiene personale giungendo in seduta anche con il viso abbellito dal trucco. Ha potuto indossare nuovamente alcune calzature in ambito lavorativo. In famiglia e nel luogo di lavoro è apparsa via via più serena.
Sono state necessarie 10 sedute di psicoterapia EMDR e la paziente è ritornata ad uno stile di vita pressocché regolare. La condizione di benessere psicologico si è mantenuta anche dopo 6 mesi e la paziente ha sospeso il farmaco Latuda e ridotto il dosaggio di antidepressivo.
**La terapia EMDR, Eyes Movement Desensitization and Reprocessing, è una metodica messa a punto da Francine Shapiro ed è utilizzata per l’elaborazione dei sintomi del Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD).
L’EMDR è riconosciuta come metodo Evidence Based dalle maggiori organizzazioni della salute, nazionali e internazionali: dal Ministero Italiano della salute (2003), dall’American Psychological Association, dall’American Psychiatric Association, dall’International Society for Traumatic Stress Studies e dall’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità che l’ha riconosciuta nel 2013 come trattamento efficace per la cura del trauma.
Il trattamento EMDR si basa sul modello di elaborazione adattiva dell’informazione, AIP, secondo il quale il nostro cervello sarebbe in grado di elaborare spontaneamente tutte le informazioni che giungono dall’esterno. Quando l’elaborazione delle informazioni relative ad un determinato evento critico subisce un blocco nelle reti neurali ecco che allora l’individuo può manifestare disagio e sofferenza. Le informazioni cognitive dell’evento avverso, le sensazioni, le emozioni e la percezione psicologica del soggetto vengono immagazzinate e bloccate nella memoria. Questi blocchi possono originare dolore psicologico e disturbi a breve e a lungo termine come un Disturbo Acuto da stress o un Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD) che se non riconosciuti e trattati possono trasformarsi in disturbi cronici e gravi.
Il trattamento attraverso l’EMDR facilita l’elaborazione delle informazioni bloccate e la risoluzione dei disturbi psicologici. Molti studi e ricerche dimostrano l’efficacia della terapia EMDR ed evidenziano le numerose modificazioni che avvengono nel cervello sia a livello strutturale sia a livello neurobiologico le quali garantiscono il raggiungimento di un profondo e duraturo benessere psicologico.

