IL TRAUMA DELLE OSPEDALIZZAZIONI PRECOCI NEI BAMBINI
Manifestazioni psicologiche e strategie di intervento
di Enza Gidaro©.
I bambini che hanno subito, in epoca prenatale, perinatale e/o nei primi anni di vita, ospedalizzazioni precoci per procedure diagnostiche invasive, interventi chirurgici e cure specialistiche rappresentano una speciale popolazione che ha maggiore probabilità di sviluppare disturbi post traumatici anche a distanza di tempo.
Nella mia esperienza clinica ho avuto modo di lavorare con famiglie i cui bambini alla nascita, anziché essere accolti dal caldo abbraccio materno, sono stati prontamente trasferiti in terapia intensiva o sala operatoria per essere sottoposti a trattamenti necessari per la vita stessa.
In queste circostanze la relazione d’attaccamento viene interrotta e il neonato non accompagnato dal contatto e dalla voce dei genitori viene immerso in un ambiente medicale che seppur finalizzato all’osservazione e al monitoraggio dei parametri vitali scanditi da suoni e rumori delle apparecchiature non è idoneo alla sua crescita psicologica.
Al trauma di questa prima separazione si somma quello rappresentato dalle procedure mediche e/o degli interventi chirurgici.
Un intervento chirurgico in un neonato o in un bambino nei primi anni di vita costituisce un vero e proprio trauma! E sì, cari genitori! Non pensiate: “Tanto non ricorda, è così piccolo!” Un intervento costituisce un evento stressante per noi adulti che abbiamo la cognizione di quello che ci succede, che possiamo informarci, fare domande, figuriamoci per un bambino che appena venuto al mondo può comunicare solo con il pianto e non sa cosa gli succede intorno. La mancanza della vicinanza e dell’abbraccio rassicurante del genitore alimentano la sensazione di insicurezza e pericolo nel bambino.
L’ambiente ospedaliero con i colori, le luci, gli odori tipici, i suoni, i rumori e gli allarmi nonché le procedure di intervento rappresentano un insieme di informazioni che vengono immagazzinate nella memoria. L’insieme delle informazioni relative ad eventi medici come quelli a livello dell’apparato cardiocircolatorio, respiratorio, digerente, del sistema neurologico o sugli organi di senso costituiscono eventi che causano alti livelli di arousal generando disorganizzazione del sistema neuro fisiologico del bambino.
Tali eventi costituiscono memorie traumatiche che vengono assemblate in maniera distorta, queste esperienze stressanti non sono connesse alla memoria orientata al presente e dunque le sensazioni corporee, il dolore del corpo, le emozioni e la percezione di sé rimangono bloccate proprio come se il piccolo stesse rivivendo nel qui e ora del tempo presente l’evento traumatico del passato. Queste esperienze disregolate e bloccate, esperite precocemente, possono esitare in sintomi sensoriali, somatici e cognitivi.
Le procedure medicali precoci, infatti, interferiscono con lo sviluppo normale del bambino e con i processi di memoria, possono favorire disregolazione emotiva, iper vigilanza, sensazione di allarme, ansia, paura.
E i genitori? Come stanno in tutto questo?
I genitori sono spaventati, allarmati e preoccupati con un vissuto di impotenza per non riuscire ad aiutare il loro piccolo e lenirne la sofferenza.
L’esperienza del dolore e della paura nei genitori influenza la relazione di attaccamento e spesso il bambino apprende che non è possibile avere conforto; così, distaccato per le operazioni mediche, rimane solo nella culletta nelle terapie intensive o semi intensive in uno stato di stress e dolore fisico ed emotivo.
Spesso i genitori chiedono aiuto nella prima o seconda infanzia del loro bambino quando compaiono alcuni sintomi psicologici: difficoltà a regolare le emozioni, paure di vario tipo, sintomi di sollievo attraverso il corpo come la masturbazione, lamentele somatiche, alimentazione eccessiva, comportamento schizzinoso, comparsa di paure come quella dei dottori e delle visite (spesso la vista del camice, bianco o verde, rende difficile o impossibile qualsiasi controllo medico con comportamenti di fuga, opposizione, pianto, resistenza tanto che spesso i piccoli devono essere contenuti dagli adulti che agiscono in tal modo una nuova traumatizzazione). Possono insorgere anche disturbi dell’attenzione, del comportamento, dello spettro autistico.
Quando arriva una richiesta d’aiuto per un bimbo piccolo che ha avuto precocemente esperienze di ospedalizzazione tutto il sistema famigliare deve essere aiutato. La terapia EMDR può consentire ai genitori di elaborare l’esperienza vissuta e successivamente favorire l’elaborazione della medesima esperienza anche e soprattutto nel bambino.
Dobbiamo sottolineare che un’esperienza stressante viene ricordata non solo come memoria episodica a livello cerebrale, ma anche come memoria somatica a livello corporeo. Attraverso specifiche modalità terapeutiche è possibile accedere alla memoria implicita bloccata nella mente del bambino e aiutarlo a ritrovare il senso di sicurezza interno. Gradatamente, passo dopo passo i sintomi regrediscono, il bambino e il suo sistema familiare ritrovano serenità.
Si tratta di un percorso psicoterapeutico che deve essere co-costruito insieme ai genitori che, con l’aiuto dell’esperto, possono non solo giungere alla risoluzione del trauma ma anche e soprattutto attivare risorse psicologiche e resilienza.
Bibliografia:
- Preverbal trauma and early symptom development, Ester Bar-Sadeh E., Wizansky Barbara; presentation at the EMDR Europe Conference, Strasburgo 2018.
- Small Wonders. Healing Childhood, Trauma with EMDR, Joan Lovett, M.D. Foreword by F.Shapiro, Ph.D., The Free Press, 1999, New York.
- EMDR Therapy and Adjunct approaches with children. Complex trauma, Attachment and dissociation. Ana M., Gomez, Springer Publishing Company, New York, 2013.


